Montare e smontare le unità disco da terminale

Nei sistemi GNU\Linux per vedere il contenuto di dischi rigidi, CD, DVD, chiavette USB ed altri supporti è necessario attivarli nella struttura del sistema, per questo si usa il termine “montare e smontare”. Cercherò a grandi linee di illustrare come farlo da terminale, utilizzando il comando Mount. Per vedere le partizioni o dischi da terminale potete usare il comando: sudo fdisk -l vi apparirà quindi qualcosa di simile. Da qui conoscerete il nome di sistema della partizione o Disco. Per montare sdf2 da terminale userete il comando: {source}mount /dev/sdf2 mount: secondo mtab, /dev/sdf2{/source} Troverete l’icona sul Desktop molto probabilmente nel menu a tendina di colore diverso. Altri comandi utilizzabili con mount (i più semplici) ad esempio mount -h: Mostra l’aiuto di mount con le opzioni possibili. (-l,-h,ecc.) mount -v: mostra la versione del programma. Mount: mostra i filesystem montati. Potete usare il comando man mount per vedere il manuale del programma. Se avete bisogno di smontare partizioni da terminale potete usare umount. Umount permette di smontare filesystem e di fare operazioni su essi,(alcune da prendere con le molle). Per smontare una partizione usare il comando da terminale: umount /dev/sdx Vedrete qualcosa di simile. (in caso la partizione non sia montata): Anche qui con il comando man umount potrete leggere il manuale. (sempre da terminale). NOTA: In alcuni casi sarà necessario usare “sudo” o essere già “root” per far funzionare mount e umount sopratutto in caso di elementi del sistema che richiedono i permessi di root, amministratore del sistema Ti è piaciuta questa guida? Aiutaci a realizzarne altre su questo argomento! Puoi fare una donazione liberale tramite Paypal 😉 Licenza dei contenuti È garantito il permesso di copiare, distribuire e/o modificare questo documento seguendo i termini della Licenza per Documentazione Libera GNU, Versione 1.2 o ogni versione successiva pubblicata dalla Free Software Foundation; senza alcuna sezione non modificabile, senza testo di copertina e senza testo di quarta di copertina. Copyleft (c) 2018 Catena Mario.
Linux, un commons collaborativo di utilità e di etica

Linux, un commons collaborativo di utilità e di etica Stiamo vivendo in questi anni una veloce evoluzione socio-economica, vediamo ogni giorno la frantumazione del sistema capitalistico industriale, in cui si stanno esaurendo alcuni cicli e alcuni valori sono in decadimento, ma ne stanno emergendo dei nuovi. Nuovi valori e nuovi scenari. Nuovi valori anche positivi, quali: condivisione, intelligenza collettiva, empatia, inclusione, creatività (=pensiero divergente). In contrapposizione a quei valori che erano alla base del sistema economico industriale: individuo, competizione, intelligenza logico-razionale (lineare). I nuovi scenari non possiamo immaginarli. Per il momento, si stanno affermando nuove economie (sharing economy, gig economy, economia circolare, economia ecologica) più o meno deregolamentate: in quanto i cambiamenti sono più veloci del lavoro degli Amministratori che dovrebbero elaborare le nuove normative; le nuove economie sono in una fase iniziale, e a volte si assiste ad una confusione per es. tra sharing (economia della condivisione) e gig economy(economia dei lavoretti), in cui spesso vediamo due facce: una buona (maggiore consapevolezza) e una cattiva (quella che sfrutta). Ma attendiamo una evoluzione. #1 Linux è un esempio di un nuovo sistema economico Linux è il lato positivo della sharing economy. E’ il lato buono perché ha una governance globale, più democratica, post capitalista e post-statale. Ubuntu significa : “io sono ciò che sono in virtù di ciò che tutti siamo”. Porta con sé quei “nuovi” valori sopra mensionati. #2 Intelligenza collettiva L’intelligenza collettiva era un valore poco apprezzato nell’epoca della seconda rivoluzione industriale in cui al centro c’era solo l’individuo, e la catena degli individui-catena di montaggio- che producevano un oggetto materiale. L’unica intelligenza collettiva apprezzata era quella di alcuni insetti sociali quali api e formiche. Finalmente , oggi, ci si accorge dell’esistenza di vari tipi di intelligenze, tra le quali anche questa collettiva e la si mette a disposizione dell’umanità, attraverso commons collaborativi come Linux e Wikipedia. Uno studioso della intelligenza collettiva è Pierre Lévy, filosofo francese, la cui argomentazione parte da questi assiomi(1994): il sapere è sempre diffuso “nessuno sà tutto, ognuno sa qualcosa” e che “la totalità del sapere risiede nell’umanità“. (Wiki) Tutta l’esperienza del mondo, quindi, coincide con ciò che le persone condividono e non esiste alcuna riserva di conoscenza trascendente. Secondo il filosofo francese, la diffusione delle tecniche di comunicazione su supporto digitale ha permesso la nascita di nuove modalità di legame sociale, non più fondate su appartenenze territoriali, relazioni istituzionali, o rapporti di potere, ma sul radunarsi intorno a centri d’interesse comuni, sul gioco, sulla condivisione del sapere, sull’apprendimento cooperativo, su processi aperti di collaborazione. (Wiki) In conclusione, conoscere la filosofia iniziale di Linux è importante per poterne apprezzare le funzionalità, inoltre la consapevolezza di cosa si usa e come si usa ci rende migliorativi del sistema operativo e delle nostre vite. LICENZA E CONDIZIONI D’USO Questo How-to è rilasciato sotto licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial 3.0 Italy. CONTATTI DELL’AUTORE Iris Biondi Orvieto Linux User Group info@orvietolinux.it
Synaptic: un modo alternativo per installare i pacchetti

Synaptic: un modo alternativo per installare i pacchetti In GNU/Linux, ma in particolare in Ubuntu e le sue derivate (Linux Mint su tutte), esistono alcuni modi per poter installare i pacchetti necessari per poter operare al meglio con il proprio sistema operativo: tramite terminale, con la sintassi: sudo apt install (+nome pacchetto); tramite interfaccia grafica, attraverso Gestore software di Linux Mint o simili; tramite un software generalmente preinstallato in Ubuntu (e derivate) che porta il nome di Synaptic. Proprio quest’ultimo software rappresenta la via senza dubbio più complessa per l’installazione dei singoli pacchetti, ma al tempo stesso si rivela strumento assai utile e potente, ovviamente se utilizzato con coscienza e con un certo livello di esperienza acquisita precedentemente. Per accedervi, basta semplicemente cliccare su Menù – Amministrazione – Gestione dei pacchetti (Synaptic, a seconda della derivata usata), come da immagine. A questo punto, andiamo sulla barra di ricerca posta in alto e andiamo a scrivere il pacchetto che ci interessa trovare (es. LibreOffice). Una volta trovato il pacchetto che ci interessa installare, andiamo sul quadratino di sinistra posto vicino al nome del pacchetto desiderato e possiamo scegliere tra varie opzioni: Installa, Reinstalla, Rimuovi, Rimuovi completamente. Una volta, completata la scelta, possiamo anche riavviare il sistema (se necessario) e verificare il pacchetto se è stato installato o rimosso correttamente. . Se sei interessato alla linea di comando, abbiamo preparato un articolo per installare o rimuovere programmi da terminale su Ubuntu. LICENZA E CONDIZIONI D’USO Questo How-to è rilasciato sotto licenza Creative Commons Attribution-NonCommercial 3.0 Italy. CONTATTI DELL’AUTORE Jonathan Gaddi Giomini Orvieto Linux User Group info@orvietolinux.it
Utilizzo di apt-get: installare e rimuovere programmi da terminale

Guida sull’utilizzo di apt-get per installare e rimuovere programmi direttamente dal terminale di Linux
Creare e rimuovere utenti su Ubuntu con l’interfaccia grafica

Su Ubuntu è possibile gestire gli utenti anche tramite l’interfaccia grafica di Gnome. Per farlo è possibile effettuare i passaggi indicati di seguito. Andare nel menù e selezionare Utenti e gruppi, si aprirà una finestra simile: Dove potete vedere l’utente principale e cambiare alcune opzioni.
Realizzare un collage di fotografie con GIMP

GIMP è un programma di manipolazione immagini Libero,che permette di modificare immagini in vari modi e con vari filtri,si trova spesso nei Sistemi operativi GNU\Linux come programma di grafica. Vediamo come realizzare un collage d’immagini tipo cartolina con Gimp. Clicchiamo su File e poi su nuovo… e scegliamo il formato dell’immagine che useremo come base dove mettere le foto.
Installare LibreOffice 4.0 su Ubuntu Linux

Questa guida descrive come installare LibreOffice 4.0 su Ubuntu Linux. Eventuale rimozione di precedenti versioni (3.6.*) Se avete versioni di LibreOffice precedenti alla 4.0 installate sul vostro sistema, il consiglio è di disinstallarle prima di procedere all’installazione di quest’ultima versione. Vediamo come si fa. Da terminale (CTRL+ALT+T) digitate: sudo apt-get remove libreoffice* Avete rimosso LibreOffice 3 dal sistema. Procediamo con la 4.0. Ottenere LibreOffice 4.0 Visitate la pagina Download di LibreOffice per scaricare il pacchetto completo. Come vedete dallo screen shot è possibile scaricare il file sia da browser web (cliccando su Main Installer da Firefox, Chrome, etc..) oppure via torrent (con Transmission). Vi consiglio la seconda perchè fate prima. Una volta scaricato il file, dovete andare nella cartella in cui lo avete salvato (prendiamo per esempio la cartella Scaricati dentro la nostra directory utente). Estrazione del contenuto del file scaricato Se clicchiamo il tasto destro del mouse con il cursore sul file LibreOffice_4.0.0_Linux_x86_deb.tar.gz e scegliamo “Estrai qui” genererà la cartella LibreOffice_4.0.0.3_Linux_x86_deb/. All’interno di LibreOffice_4.0.0.3_Linux_x86_deb/ ci sono due cartelle: – DEBS – readme Quella che ci interessa per l’installazione è DEBS. Dentro ci sono tutti i file deb per installare LibreOffice e la cartella desktop-integration. Installazione di LibreOffice 4.0 Prendiamo in considerazione il fatto che la cartella estratta sia in questo percorso: /home/vostro_nome_utente/LibreOffice_4.0.0.3_Linux_x86_deb/ Per velocizzare il tutto consiglio di usare il terminale. Se hai estratto correttamente devi entrare nella cartella DEBS. da terminale (per aprirlo CTRL+ALT+T) digita: sudo dpkg -i ~/Scaricati/LibreOffice_4.0.0.3_Linux_x86_deb/DEBS/*.deb inserisci la password Finita l’installazione, sempre da terminale digitate: sudo dpkg -i ~/Scaricati/LibreOffice_4.0.0.3_Linux_x86_deb/DEBS/desktop-integration/*.deb (ti mette i collegamenti nei menu o dashboard) e dovrebbe essere tutto ok. Installare la localizzazione italiana Scaricate la localizzazione italiana per LibreOffice 4.0 da questo link. Salvatela in /home/vostro_nome_utente/Scaricati; la procedura per installarla è la seguente: Estrarre il contenuto di LibreOffice_4.0.0_Linux_x86_deb_langpack_it.tar.gz in Scaricati/ Aprire il terminale (CTRL+ALT+T) digitare: sudo dpkg -i ~/Scaricati/LibreOffice_4.0.0.3_Linux_x86_deb_langpack_it/DEBS/*.deb Abbiamo cosi la lingua italiana anche nei menu contestuali. Selezionare la lingua predefinita su LibreOffice Con riferimento alla documentazione ufficiale di LibreOffice, configuriamo la localizzazione che desideriamo: avviate una delle applicazioni di LibreOffice (es. Writer). Andate nel menù “Strumenti” e scegliete “Opzioni”. Nella finestra di dialogo “Opzioni”, fate clic su “Impostazione lingua” e quindi su “Lingue”. Aprite la finestra a discesa “Interfaccia utente” e selezionate la lingua appena installata. Se lo si desidera si può fare la medesima operazione per le “Impostazioni locali”, la “Valuta predefinita” e la “Lingua predefinita per i documenti”. Terminate queste impostazioni, confermate con “OK”. La finestra di dialogo si chiuderà ed un messaggio vi informerà che i cambiamenti saranno operativi a partire dal prossimo avvio di LibreOffice. Perciò, se volete beneficiare di queste modifiche occorre chiudere completamente LibreOffice (compreso il QuickStarter) e riavviarlo. Benvenuti in LibreOffice 4.0! Se invece vuoi aggiornare LibreOffice all’ultima versione disponibile, ti consigliamo questa guida sull’installazione dei repository ufficiali.
Ubuntu Live CD non parte? Prova questa soluzione.

Si ringrazia Giuseppe Luongo per l’articolo e i numerosissimi esperimenti! A volte non basta decidere di passare a Linux, per avere un pc funzionante. Non basta, perché a volte è il pc stesso a non volerne sapere di ricevere Linux, “la cura”. Con l’avvento di Winzozz Vista, ho avuto l’onore ed il piacere di formattare diverse macchine utilizzando vari distribuzioni Linux, in modo principale, comunque Ubuntu. L’installazione è facile, e mostra sin da subito le potenzialità del sistema operativo, ma un computer su dieci non ne vuole sapere di essere “curato”. Verifica di integrità del Live CD di Ubuntu Il primo passo è quasi sempre testare una Live Cd di Ubuntu (nel mio caso 12.04 – LTS) pochi secondi di caricamento dal cd ed ottengo schermata viola fissa sul monitor. Per provare altre opzioni, scarico varie distribuzioni. Provo un boot da cd di Ubuntu 12.04 Alternate ed ottengo una schermata nera, bloccata con cursore lampeggiante. Riavvio il tutto e provo a far partire l’installazione scegliendo una modalità grafica sicura, ma ottenendo lo stesso risultato di cui sopra. A questo punto, faccio la prima cosa che farebbero tutti e quindi, via su internet a girovagare tra siti ufficiali e forum accreditati. Ora, digitando “schermo nero cursore lampeggiante Ubuntu” su Google sarete trasportati nel fantastico mondo di chi non riesce ad installare Ubuntu al primo colpo. Un mondo fatto di numerosissimi forum con numerosissime discussioni, ma con pochissime diciture [RISOLTO]. La maggior parte dei modi illustrati per risolvere (in parte) il problema è quello di disabilitare alcune funzioni importanti all’inizio dell’installazione. (premendo F6 nella prima parte dell’installer) È inutile dire che disabilitando alcune di queste funzioni il nostro Ubuntu si comporterà non proprio nel migliore dei modi, ma lo schermaccio nero non apparirà ed arriveremo a completare finalmente l’installazione del sistema operativo. Ricerca delle informazioni sui forum di Ubuntu A questo punto saremmo portati nel dire “è fatta!?” ed invece è proprio ora che iniziano i problemi. Infatti, a computer completamente avviato capiremo cosa comportava disabilitare quelle voci. Il mio caso mi ha visto lottare con un portatile, che accettava Ubuntu solo in modalità ACPI=off causando l’invisibilità della batteria e l’impossibilità di spegnere il pc stesso, nemmeno tramite la shell. Anche se la prima regola aurea dell’informatica è: se funziona, NON TOCCARE. Un pc che per essere spento deve veder premuto il tasto di interruzione elettrica non funziona e quindi TOCCARE! Continuo a navigare in internet cercando di capire come spegnere il pc in qualche modo e soprattutto, visto che è un portatile, come fargli riconoscere la batteria. La ricerca è stata lunga e frustrante. Alcuni utenti risolvevano improvvisamente dal giorno alla notte senza fare nessuna modifica al pc, altri utenti invece dicevano di esser riusciti a spegnere la macchina, ma ahimè dimenticavano di aggiornarne il thred con le modifiche da apportare. C’è da dire però che alcune distribuzioni venivano montate dalla macchina senza alcun problema tipo Debian o OpenSuse. Infatti pian piano mi ero deciso ad abbandonare il mio amato Ubuntu per una di queste altre distribuzioni che però non mi soddisfacevano al 100% All’improvviso, una scoperta! Sul Forum italiano di Ubuntu, un utente prima di me non ha accettato di accontentarsi di un pc zoppicante e si è messo a disabilitare le voci nel Bios. Configurazione del BIOS Sembrerebbe una cosa da non consigliare minimamente, ma stranamente funziona! All’interno del Bios c’è la possibilità di disabilitare delle funzioni che per l’uso che facciamo del pc possono risultare inutili. Tra le voci, obsolete a mio avviso, c’è la possibilità di avere disabilitate di default le slot di espansione. Disabilitare questa voce è una azione facilissima, ma per fugare ogni dubbio, continuo nella descrizione. Ogni interfaccia Bios è diversa, ma più o meno le funzioni principali sono facilmente riconoscibili. Entriamo nel Bios e scegliamo la scheda “Security” Qui troveremo qualcosa somigliante a “I/O Interface Security” selezioniamo con tasto Invio Troveremo un elenco dove di default, abbiamo tutte le voci “Unlocked” sbloccate. Quindi con le frecce direzionali, ci portiamo sulla voce interessata. Modifichiamo il valore relativo a “New Card Interface” da “Unlocked” a “Locked” Salviamo la nuova configurazione e il gioco è fatto. E’ più difficile dirlo che farlo, è una procedura banale che salverà i pomeriggi a parecchi utenti. Buon Ubuntu a tutti e forza Linux. Ti è piaciuta questa guida? Aiutaci a realizzarne altre su questo argomento! Puoi fare una donazione liberale tramite Paypal 😉
Creare una Ubuntu Live USB

Guida su come creare una Ubuntu Live USB per accedere al sistema operativo tramite la memoria RAM
Gnu, Linux e Ubuntu
GNU/Linux Ubuntu: un alternativa a Windows Special Thanks to Christian Biasco Il video si riferisce alle versioni di Ubuntu del 2007